Vai al contenuto

Chi sono

Mi presento

Mi chiamo Katiusha Hall e sono una psicologa psicoterapeuta dell’età evolutiva, di formazione psicoanalitica. 

Con “età evolutiva” si intendono le diverse fasi di sviluppo fisico e psicologico che caratterizzano la crescita di un individuo, in particolare dalla nascita fino all’adolescenza. Ma non solo. 
Nella mia pratica clinica, mi occupo di bambini/e(0-11 anni), adolescenti, genitori e adulti/e.

Sono nata a Londra, cresciuta a Roma, e ormai da tanti anni “adottata” dalla città di Milano; una vita itinerante che mi ha insegnato ad accogliere e apprezzare le diversità di ogni persona che incontro nel mio percorso. 

Ogni individuo, ogni famiglia, ha una sua storia, unica e irripetibile; ed è proprio quel bagaglio di vita a essere al centro di ogni colloquio con i miei e le mie pazienti, a qualunque età.

Il mio percorso formativo e lavorativo

Mi iscrivo alla facoltà di Psicologia dello Sviluppo dell’Università “La Sapienza” di Roma, dove ho parallelamente svolto un corso di Perfezionamento in Glottodidattica Infantile e Psicopedagogia del Linguaggio e della Comunicazione, lavorando in diverse scuole dell’infanzia e asili nido. Dopo la prima laurea breve, ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia clinico-dinamica presso l’Università di Padova, dove ho svolto progetti di ricerca sullo sviluppo relazionale ed emotivo nella prima infanzia e sulla genitorialità. 

Approdata a Milano, ho iniziato la mia formazione presso il servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco. Il contatto con la realtà clinica e terapeutica dei disturbi psichici ed emotivo-relazionali nell’infanzia e nell’adolescenza, mi portano a iscrivermi e specializzarmi presso la scuola di Psicoterapia Psicoanalitica per l’età evolutiva (SPP) di Milano. 

Ho collaborato per diversi anni con la struttura di Neuropsichiatria Infantile “Villa Santa Maria” nel comasco, ove ho svolto, in qualità di psicologa, attività di valutazione, intervento clinico-terapeutico e ricerca, con particolare focus sull’autismo e la psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ho lavorato in diverse comunità educative e terapeutiche per minori, acquisendo competenze specifiche relative alla valutazione e alla cura psicologica di bambini vittime di abusi e maltrattamenti, nonché degli esordi psichiatrici in adolescenza.

Attualmente lavoro come libera professionista in ambito clinico per la promozione del benessere dall’infanzia all’età adulta, sia nel privato che presso strutture pubbliche della Lombardia.
Mi occupo di consulenze psicologiche, valutazioni psico-diagnostiche e presa in carico terapeutica di bambini/e, adolescenti, genitori e adulti/e. Aspetto fondamentale nel mio lavoro è anche la rete di collaborazione con altre figure professionali (neuropsichiatra/psichiatra, psicomotricista, logopedista, educatori/educatrici, insegnanti).

La psicologia, tra l’essere e il fare

È fatto noto che psicologi e psicologhe, molto spesso, si avvicinano a questa professione in cerca di risposte alle proprie personali sofferenze. “Guai allo psicoterapeuta che non cresce coi suoi pazienti, perché se è vero che attraverso i pazienti egli cura sé stesso, è altrettanto vero che egli cura i pazienti attraverso sé stesso”, così scriveva il noto psicoanalista italiano Aldo Carotenuto. Siamo “guaritori feriti”, e credo fermamente che nella vita di ogni individuo siano anche quelle ferite a guidare il proprio percorso di vita.

Per spiegare cosa significhi per me fare la psicologa, uso spesso la metafora del kintsugi: l’arte giapponese grazie alla quale le ceramiche rotte vengono restaurate e ornate di polvere d’oro. Cosa significa questo? Che nonostante le “ferite”, quell’oggetto può diventare ancora più prezioso.
Ecco, io credo profondamente che le esperienze sfavorevoli, le fatiche, la tristezza e il dolore che presto o tardi ci troveremo ad affrontare siano una risorsa fondamentale che modella il nostro modo di essere. Certo, a nessuno piace vivere emozioni spiacevoli, tutti aneliamo alla serenità.

Perché racconto tutto questo? Perché molto spesso chi si rivolge a uno psicologo o a una psicologa si chiede come mai non ci esponiamo, come mai non raccontiamo di noi, della nostra vita.

Ci tengo a sottolineare che siamo umani e umane, non supereroi o supereroine dai poteri magici. Ma nella mia stanza si parla di voi e della vostra storia. Andare dallo psicologo o dalla psicologa non è farsi una chiacchierata con l’amico/a della porta accanto. È un incontro unico, denso di emozioni, difficile da raccontare a chi non ne ha mai fatto esperienza. Mi piace pensare agli incontri con ogni persona che si rivolge a me come a un breve viaggio in treno, tra una fermata e l’altra della vita. È quella parte del viaggio in cui ti fermi a pensare guardando fuori dal finestrino, ma allo stesso tempo volgendo anche lo sguardo al tuo riflesso sul vetro che, volente o nolente, è sempre lì. Ecco, lo psicologo o la psicologa diventano accompagnatori e accompagnatrici di questo viaggio.

La psicoanalisi è l’approccio terapeutico che ho scelto di adottare perché rispecchia, a mio avviso, questa filosofia di vita. La psicoanalisi permette di avere uno sguardo diverso del mondo, del proprio modo di essere con se stessi e con gli altri. Si tratta di esplorare e di entrare in contatto con quelle parti di noi forse scomode, a volte spaventose. Come ci insegna Alice Miller “…non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, riparare i guasti, riacquisire la nostra integrità perduta. […] Si tratta indubbiamente di una strada impervia”, ma senza dubbio l’unica che può aiutarci a vivere nell’oggi con maggiore consapevolezza e serenità.

La mia curiosità e il mio desiderio di svolgere al meglio questo lavoro mi hanno portata ad ampliare le mie conoscenze, veicolando l’integrazione di altri approcci e “tecniche” terapeutiche, come la mindfulness e la bionenergetica.

Per accompagnare una persona attraverso il proprio cambiamento, c’è bisogno di capire che l’ansia, la tristezza, la confusione, il bisogno di tenere tutto sotto controllo, tutti quei sintomi spesso tanto temuti, sono l’unica possibilità che un individuo ha di comunicare la propria sofferenza. E questo vale per ogni persona, sia essa un bambino o una bambina, un adolescente, un adulto/a, un genitore.
La psicoanalisi (ma non solo) mi ha insegnato l’importanza di un ascolto aperto, privo di qualsiasi giudizio o aspettativa; lo scopo è quello di creare un “campo emotivo” condiviso in cui accogliere e comprendere le difficoltà psicologiche di chi incontro, aiutando l’altro a porsi le giuste domande, per poi scoprire insieme le sue risposte.

Una consultazione psicologica e, se necessario, un periodo di lavoro terapeutico, possono aiutare a guardare con attenzione aspetti che spesso, nel turbinio di emozioni della vita quotidiana, possono sfuggire o essere sottovalutati.

Può far paura stare nell’attesa di capire cosa succede in noi, o nei propri figli e figlie. Per capire c’è bisogno di tempo. Come diceva il prof. G.M. Ferlini, i pazienti si chiamano così perché hanno la pazienza di aspettare che il proprio terapeuta li comprenda. Il tempo giusto, allora, diventa un tempo interno, al quale affidarsi anche quando sembra non scorrere.
D’altronde, “persino un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”.